HALO: CE // FUORI MAPPA // QUELLO CHE NON CI È CONCESSO DI VEDERE

HALO: CE // FUORI MAPPA // QUELLO CHE NON CI È CONCESSO DI VEDERE

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Nei mondi che vanno a creare, i disegnatori dei fumetti prima e dei videogiochi ora, così come i pittori più famosi, hanno sempre voluto lasciare una propria firma “non visibile”, o in alcuni casi nascondere dei veri e propri messaggi subliminali.

Col fumetto è stato sempre difficile cercare di nascondere il proprio marchio, essendo i disegni in 2D con nessuna possibilità di andare “oltre” la pagina.

Oggi il disegnatore di videogiochi può usufruire di posti praticamente infiniti, grazie al 3D. Il problema più grosso è scovarli. In questo video, guarda un po’, cerchiamo di trovare tutti i segni tangibili di easter-eggs, errori grafici voluti e non, e soprattutto i segreti che i disegnatori hanno voluto nascondere all’interno del nostro Halo.

Da dove poter cominciare se non dalla cella criogenica dalla quale fuoriesce il nostro Master Chief?

Proprio dove tutto ha avuto inizio. Siamo all’interno della Pillar of Autumn. Come possiamo notare dall’esterno, tutte le celle criogeniche sono vuote, ovviamente anche la nostra. Ma adoperiamo un metodo poco ortodosso per rientrarci, cosa che i disegnatori non avrebbero mai potuto aspettarsi…Ehi!! Sembra che non siamo mai usciti da lì dentro! Vuoi dirmi che Master Chief è un ologramma? E nessuno ce l’ha mai detto? Ho vissuto 17 anni nella menzogna!

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A parte gli scherzi del caso, facendosi un giro nelle altre celle nella stanza, la storia si ripete. Da fuori all’apparenza sembrerebbero vuote, ma all’interno troviamo la sorpresa. Che possa essere balenata, nelle pazze sinapsi dei disegnatori, la vaga idea di porre altri Spartan a fianco a John per aiutarlo nelle prime fasi di gioco? Forse in una prima versione del titolo ci hanno provato, per dover poi accantonare tutto dando più spazio a John così da renderlo il personaggio al centro di tutto?

Magari a livello leggendario, un “piccolo” aiutino mi sarebbe servito…

Lascio a voi l’ardua sentenza.

Poco più avanti nella missione, arrivati sul ponte per discutere con il Cpt. Keyes, non mi dite che non avete mai fatto un saltino nella cabina di pilotaggio della Pillar of Autumn. Un luogo da dove si poteva osservare un meraviglioso paesaggio spaziale, ma se il nostro occhio avesse potuto andare leggermente oltre o meglio potevamo per un attimo diventare 343 Guilty Spark per visionare la Pillar of Autumn dall’esterno, non potevamo di certo aspettarci questo obbrobrio!

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Beh, che dire, un design molto più semplificato di quello che invece dovrebbe essere. A primo acchitto, sembra trovarsi di fronte al Sand Crawler dei Jawa di Star Wars. Questo trucco sarà sicuramente stato usato per alleggerire il carico del livello stesso, ma anche in questo caso occhio non vede, cuore non duole. Troppo tardi man!

Sbarcati sul nostro primo Halo, ci troviamo di fronte al primo livello all’aperto. Qui è dove è nato il mio amore sconfinato per Halo, sconfinato proprio come i suoi paesaggi esplorabili. Questo era il livello fondamentale che doveva far decidere al giocatore se continuare nell’avventura, o riporre il titolo sullo scaffale. Credo che la seconda ipotesi non sia mai stata contemplata da nessuno di noi. Sembra che il pennello digitale, in questo caso, sia stato condotto da un entità superiore, e non da semplici designers.

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So che molti di voi hanno sempre avuto una curiosità quasi subdola: cosa si cela all’interno delle navi da sbarco Covenant, o meglio, se tutti i suoi passeggeri sono all’interno della stessa oppure appaiono magicamente appena si aprono le paratie laterali?

La risposta potete vederla con i vostri occhi, quei Grunt puzzolenti, insieme ad Elites e tutti i loro simili viaggiano davvero all’interno delle navi da sbarco, pronti a piovere ed a diventare fastidiosi come merde di piccioni sulle nostre teste.

Rimanendo sempre sul tema “navi da sbarco”, è il momento di rivivere per un attimo le emozioni avute con un Pelican, il più famoso di tutti, Echo-419. Rimasto nei cuori di tutti gli amanti della saga per le missioni di recupero sull’Installazione 04, per altri invece attenti ai dettagli puramente grafici è stato quasi un aborto. La scelta voluta del cockpit trasparente non lascia molto spazio all’immaginazione, dato che come evidenzia il suo interno è composto semplicemente da una texture appiccicata sullo sfondo, senza alcun pilota al suo interno, tanto meno un sedile.

Per una nave da sbarco così importante per la trama, sicuramente bisognava stare più attenti. Forse in Bungie non credevano che un semplice Pelican, ed il suo pilota invisibile, sarebbero entrati così intensamente nei nostri cuori?

Le uniche realtà infinite nel nostro mondo conosciuto sono due: i numeri primi, e le volte che siete cascati di sotto col Warthog! Maledetti Marines senza patente! Da parte mia c’è sempre stata una grande curiosità su dove possano finire il Warthog ed i suoi passeggeri una volta arrivati in fondo. In quasi tutti i videogames, gli oggetti inutili come potrebbero essere personaggi ormai “fuori dai giochi” e gli stessi mezzi, tendono a sparire. Questo sia per alleggerire il motore grafico, che per non creare confusione con le texture. Ma questo è Halo signori, non un videogame qualunque. Curiosi?

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La prossima curiosità mi sembrava interessante da segnalare. Tutte le rocce presenti in tutti gli ambienti visitati in Halo CE, sono totalmente modellate. Significa che hanno anche una parte “sotterrata”. Quindi ogni volta che usavate queste come coperture, per saltarci sopra per fare i buffoni, o quando credevate che quella roccia potesse essere solo un prolungamento della montagna, sappiate che tutte le rocce avevano una propria struttura completa, una loro identità. Rock ‘n’ roll!

In questa missione ci troviamo davanti ad un pannello di controllo da attivare, che avrebbe attivato una piccola cutscene, ma non siamo qui per parlare di questo. Se prendiamo però la nostra bella telecamerina mobile e ci spostiamo, puntando proprio sotto i nostri piedi, attraversiamo una vetrata e subito dopo una folta nebbia. Più avanziamo più sembra diradarsi, mostrandoci quello che sembra essere un costrutto di qualche genere, con simboli strani. Il motivo della presenza di questa struttura proprio sotto di noi, non ci è dato saperlo.

343 Guilty Spark, amato da molti, odiato da altrettanti. Ma diciamo la verità, ci siamo davvero divertiti insieme a lui, e molti credono e sperano in un suo ritorno nel prossimo titolo. Io vi conosco cari Spartans, e so anche che la curiosità che vi ha sempre solleticato da quando abbiamo fatto la sua conoscenza è sempre stata: dove caz*o si infilava quel porco e per quale motivo andava via proprio quando avevamo più bisogno di lui? E bene, ora avrete la risposta. Semplicemente, quando entrava in quella specie di tunnel attraverso il muro, scompariva. Appena entrava e toccava la texture…*blink*…andato! Furbo il bastardo.

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Ok, siamo sulla Truth and Reconciliation, per i meno attenti la nave dove troviamo il Cpt. Keyes rapito dai Covenant per estorcergli informazioni. Proviamo a zoommare a ritroso e….woah….questa dovrebbe essere una nave Covenant? O lo scolapiatti sporco capovolto della nonna? E quella specie di screenshot a rappresentare il paesaggio sotto? Una lastra dello sterno e del bacino?

In questa particolare cutscene, una delle più tristi se vogliamo, con il nostro capitano Keyes oramai traslato in forma Flood, avviene qualcosa di ancora più pazzesco. Proprio sotto di noi, al di sotto della piattaforma dove avviene il tutto. Hey…c’è un altro Chief! Avrebbe fatto comodo l’aiuto di un altro Spartan, anche se fosse un semplice ologramma; ma non pensiate che possa muoversi da quella posizione. Sembra quasi che regga tutto il peso della piattaforma sulle proprie spalle. Già questo è uno dei luoghi dai quali mi sono allontanato più velocemente che mai, anche per via della colonna sonora di sottofondo terribilmente spaventosa. Ora, con l’aggiunta di questo macabro particolare, sembra davvero essere finiti in uno di quei film di Fellini, e state sicuri che lì dentro non ci tornerò mai più.

Torniamo per un momento su Echo-419, principalmente sul suo destino fatale. Sicuramente una delle scene più toccanti dell’intera saga fino ad oggi, tanto da spingere vari programmatori freelance a creare delle MOD solo per capire davvero dove vada a finire il Pelican o se ci fosse o meno un modo per salvarlo. Se non volete rimanere delusi, vi conviene chiudere qua il video.

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Per voi impavidi che siete rimasti qui con me, la verità vi farà male. Chiamiamolo “Effetto Guilty Spark”? Già…appena Echo-419 sparisce dalla nostra vista, virando appena dietro la struttura, svanisce del tutto, insieme alle sue orrende textures interne. Almeno una cosa positiva c’è.

Come concludere questo episodio scoprendo finalmente cosa ci sia sotto l’elmetto più famoso del mondo dei videogames?

So che molti di voi già conoscono la verità, perchè è da tempo che questa scena gira su internet e sono stati sfornati tanti di quei meme che ho perso il conto!

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Ma Bungie, questa volta ci hai inculati alla grande! Ma vi perdoniamo, dobbiamo farlo. Perchè avete semplicemente cambiato il nostro modo di giocare, di concepire una storia, di viverla, di ridere e di piangere con essa. E quel famoso elmetto, credetemi, è meglio non sollevarlo mai. Avete mai provato a togliervi i calzini dopo 7 lunghi giorni? Bene, ora pensate togliersi un elmetto dopo tutto quello che passa Chief o magari dopo un lunghissimo sonno criogenico.

Ora capite perchè Cortana non abita più al suo interno ed è perennemente incazzata con lui?

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